“O hai la soluzione o sei parte del problema”. È un motto che conosciamo molto bene in Intent, ma il segreto delle nostre consulenze è come risolveriamo i problemi.

A ogni criticità corrispondono infatti una o più soluzioni, trovarle facilmente dipende dalla nostra abilità di problem solving, una competenza sempre più ricercata nel mondo del lavoro.

Ma in cosa consiste l’arte del “risolvere i problemi”? Innanzitutto il problem solving non si esaurisce semplicemente nell’accontentare tutti nel minor tempo possibile: questa capacità poggia infatti su competenze razionali e creative molto strutturate, che permettono a chi le esercita di analizzare i problemi in modo schematico e di affrontarli con risolutezza, logica e un pizzico di originalità.

Sono skills che tornano utili a tutto l’organico aziendale, per cui avere un elemento “risolutore” può essere fondamentale non solo nel management, ma anche a:

  • Team di lavoro nella coordinazione delle task e nell’organizzazione delle consegne;
  • Ufficio del personale nell’accogliere i feedback dello staff;
  • Marketing nella strutturazione di una strategia efficace;
  • Ufficio stampa nella realizzazione di comunicazioni immediate;
  • Amministrazione, essendo la più esposta a richieste di aiuto e a incombenze da risolvere nell’immediato.

 

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NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

Mayday, mayday! Abbiamo un problema! Partiamo dall’approccio: la vera difficoltà è che l’inaspettato ci costringe a fare i conti con uno schema mentale prestabilito, a cui dovremmo rinunciare, considerandone un altro.

Il problem solving non è perciò saper “aggirare i problemi”, quanto dimostrare una mentalità flessibile e un’elaborazione rapida delle informazioni. La presenza di ostacoli ci costringe infatti a metterci in discussione, è questo il tranello psicologico che impedisce spesso di accedere ai segreti del “problem solving”. Vuoi per pigrizia o per resistenza personale, i cambiamenti ci colgono impreparati: l’insorgere di un problema inaspettato tocca proprio questi tasti.

 

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….. MA POSSONO COMUNQUE ESSERE BUONE!

C’è da dire che se il pessimista vede il buco, l’ottimista considera invece la ciambella.

Cominciate a concepire quindi i problemi come un invito al cambiamento per raggiungere gli obiettivi: se siete in cammino e comincia a piovere per esempio, è più probabile optare per un sentiero asciutto, anziché uno fangoso. Non tutti viaggiano con un ombrello, semplificarsi la vita e cambiare strada può essere la soluzione più facile nel breve periodo.

Dovremmo guardare al quadro nella sua totalità, esercitandoci nel:

  • Cambiare punto di vista =  Il sentiero che avevo scelto non può più essere percorso;
  • Affrontare in modo analitico pro e contro di ogni situazione = Se lo percorro rischierò di sporcarmi;
  • Studiare le giuste domande per ogni problema = è giusto cambiare il mio percorso iniziale? Ci sono altre strade più sicure?
  • Pensare a delle alternative (design thinking) = Andare a piedi? Farci venire a prendere? Aspettare al riparo?
  • Valutare le più efficaci = Considerare i sentieri alternativi su una mappa;
  • Svilupparle a lungo termine = Godersi il panorama e l’emozione dell’inaspettato.

 

Nulla è insormontabile, è il vostro atteggiamento che vi preclude tante possibilità e di esprimere il vostro potenziale.

 

Ufficio stampa Intent