Non sono d’accordo su ciò che dici, ma sarei disposto a difendere fino alla morte il tuo diritto di affermarlo. Chi non conosce questa frase, attribuita erroneamente a Voltaire? Fu però la scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall a pronunciarsi su una dote comunicativa oggi molto ricercata sul posto di lavoro: l’assertività.

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“Sì, però…”. La definizione più semplice di assertività è quella degli scrittori DeMuynck e Forster, secondo cui “è la capacità di esprimere in modo chiaro e diretto le proprie opinioni, i propri bisogni e le proprie emozioni, cercando allo stesso tempo di non ledere l’altro, le sue idee e i suoi diritti”.

Questa capacità, se sviluppata, ci favorisce tantissimo nel rapporto con gli altri: dosare le proprie abilità comunicative è fondamentale affinché le nostre idee giungano con convinzione a chi le ascolta e siano comprese spontaneamente. Pensate a quanto cambierebbe la vostra giornata lavorativa se riusciste a trasmettere la vostra opinione a colleghi e responsabili con le parole giuste, con sensibilità e rispetto. Generereste una rivoluzione gentile, migliorando il rapporto con loro e la vostra autostima.

 

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Conosci te stesso e i tuoi limiti. In un’era in cui tendiamo a estremizzare le parole senza considerarne gli effetti sugli altri, l’assertività è il risultato di un grande lavoro interiore e di altruismo. Essere una persona assertiva richiede innanzitutto una profonda conoscenza di sésapersi accettare e grandi capacità di ascolto: solo credendo in noi stessi sapremo comunicarci, interagiremo piacevolmente con gli altri, senza scavalcarli e tentare di predominare sulle loro idee.

Il segreto di una persona assertiva è perciò nell’equilibrio: evitando di aggredire (atteggiamento attivo) o soccombere (atteggiamento passivo), chi è assertivo sa affermarsi pacificamenteincoraggia il rispetto di sé, quello degli altri e pone le basi per la cooperazione. Essere assertivi ci rende inoltre un punto di riferimento, conferendoci abilità di leadership e self confidence.

L’assertività permetterà infatti di esporre la nostra idea con sicurezza e tranquillità, stimolando un confronto produttivo, aprendoci a punti di vista anche molto diversi dal nostro, che accoglieremo grazie a un’elasticità mentale invidiabile.

 

 

 

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Conosci i tuoi diritti e i tuoi doveri. Un comunicatore consapevole sa però che una parte dell’assertività è nell’autocritica. Se hai sbagliato non aver paura di ammettere i tuoi errori, elaborali obiettivamente e sii il più conciliante possibile nel chiedere spiegazioni, senza importi e illustrando il tuo punto di vista.

Sta a te decidere se un giudizio altrui ti appartiene: accogli la critica se positiva, può essere un esercizio per migliorarti; se invece non ti appartiene, liberatene. Le zavorre emotive frenano la tua evoluzione personale.

 

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L’assertività racconta chi sei. Secondo alcuni ricercatori, se vogliamo diventare persone assertive dobbiamo lavorare principalmente su due aspetti:

Sul piano affettivo, perché l’ansia di volerci affermare nella conversazione, il timore di non sentirci considerati nelle nostre idee può prevalere su tutto il resto e inibire una comunicazione assertiva. È il motivo per cui, secondo Wolpe, le persone timide hanno difficoltà in pubblico, l’ansia inibitoria di esprimersi limita l’assertività.

Su piano cognitivo, perché chi ha scarsa considerazione di sé spesso non sa difendere le proprie ragioni, valutando i pensieri altrui più importanti dei propri.

 

Il segreto per affermarci è nel riconoscere la nostra identità, singola e collettiva, attribuendoci valore e presentandoci autenticamente con le nostre idee. Tutto ciò che vogliamo dire è al di là delle nostre insicurezze.

 

Ufficio stampa Intent