Ogni giorno Intent si pone l’obiettivo di generare un cambiamento significativo nella vita dei clienti, un risultato che otteniamo grazie alle numerose opportunità che la tecnologia ci offre e alla nostra capacità di dominarla. 

Ma che tipo di cambiamento generano l’intelligenza artificiale e la digital transformation a livello sociale? In via del tutto eccezionale ci siamo posti questa domanda non come fine ultimo del nostro lavoro, ma come premessa per una riflessione più ampia, che ha trovato risposta nell’evento Manufacturing Summit, a cui Intent ha avuto il piacere di partecipare il 4 giugno a Milano.

L’evento, promosso dal Gruppo Editoriale 24Ore, ha confermato ancora una volta chi sarà il grande protagonista della rivoluzione che sta investendo imprese e realtà come la nostra: il capitale umano, in tutte le sue sfaccettature e competenze, giocherà un ruolo determinante e favorirà sempre più la “personalizzazione” dei processi aziendali e una focalizzazione della digital transformation a misura d’uomo.

Il progressivo cambiamento di alcuni modelli lavorativi si accompagna così a nuove skill, task e profili ricercati dalle aziende, che dimostreranno sempre più un’etica sostenibile, multidisciplinare e open minded, come quella abbracciata oggi da Intent.

La prima sfida a cui sono chiamati i privati è perciò come sfruttare questa “transcidiplinarietà” di competenze. Come svilupparle e far sì che generino i risultati sperati? Come connetterle e armonizzarle in un progetto comune?

L’Istat sta realizzando in questi mesi una fotografia del sistema produttivo italiano, catturando la sua progressiva evoluzione: lo studio dimostra come stiano emergendo infatti nuovi profili di specializzazione per settore e business delle imprese, frutto di un cambiamento epocale, quello inaugurato dall’industria e impresa 4.0, grazie a settori come l’AI, la meccatronica, la robotica, l’IoT e l’automazione industriale.

Non è un caso che gli innovation hub stiano guadagnando sempre più importanza in questo quadro, aiutando gli imprenditori a innovare la propria azienda e a comprendere quali profili possano sostenerli nella digital transformation.

“Ogni giorno un imprenditore opera come se stesse partecipando a un gran premio: il suo pit stop, però, è nel modo in cui gestisce il suo capitale umano”, sostiene Gianluigi Viscardi di Cluster Fabrica Intelligente, relatore al Manufacturing Summit.

Sono le stesse leve che permetteranno il successo dell’azienda in termini di fatturato. Affinché questo gioco di squadra sia vincente, bisogna ridisegnare gli impianti produttivi delle aziende e far sì che il gran premio, il fatturato previsto, poggi su uno staff eccezionale per preparazione e nella costruzione di una brand identity.

La cultura digitale, in questo, ha un ruolo determinante. “Se l’impresa è connessa e digitalizzata, avrà una performance diversa”, afferma Stefano Menghinello, direttore centrale per le statistiche economiche Istat. È un quadro quanto mai attuale anche secondo il Politecnico di Milano: nel 2014 il 32% degli imprenditori sosteneva che la trasformazione digitale avrebbe rilanciato la competitività italiana. Un buon gruppo di imprenditori italiani ancora fatica a ricredersi, ma il piano Calenda ha aiutato il 35% delle aziende italiane ad aumentare la propria reddittività del 10%.

Quando si parla di innovazione, non possiamo ignorare anche un altro profondo cambiamento: quello climatico, che ci chiama in causa per responsabilità sociale. È la stessa responsabilità che anche le aziende stanno imparando a coltivare, distinguendo tra una consapevolezza ambientale (green) e una policy di trasparenza (clean). “I fattori green e clean generano valore sociale, economico e culturale – sostiene a margine dell’evento Alberto Ribolla, Ceo di Mecaer Aviation Group – In Italia manca questa cultura industriale a tutti i livelli, bisogna pensare a una strategia condivisa perché sono concetti che fanno bene al Paese”.

Per tutti questi motivi bisogna cambiare il modo di fare impresa, con una fiducia verso i nuovi mercati e business, perché l’open innovation contribuisce a far girare l’economia e a mettere a sistema le aziende con le università e i centri di ricerca, vere fucine di idee e progetti da condividere con il mondo. Con nostra grande sorpresa, poi, ci siamo sentiti in un certo modo protagonisti di un evento così di ampio respiro: l’importanza del fattore umano è stato citata anche nel nostro core business, Sap Hr.

È emerso infatti il bisogno profondo di conoscere i sistemi informativi delle aziende e far sì che le società siano autosufficienti nella gestione interna delle loro piattaforme. “Bisogna cambiare il modo di fare impresa: l’innovazione è velocità”, ha affermato Viscardi.

Una riflessione che oggi più che mai ci trova d’accordo per il desiderio di dar vita ai progetti di chi ci sceglie e condividere insieme un futuro migliore.

Con una sola velocità: quella delle idee.

#acceleriamoletueidee

 

Ufficio Stampa Intent